Acqua come petrolio? La Nestlé vuole creare una borsa dell'acqua

Tradução do Google tradutor

 

16 Maggio 2011


Creare una borsa dell'acqua significherebbe mettere la risorsa nelle mani delle multinazionali

La notizia di certo non sorprende, né giunge inaspettata. La Nestlé ha proposto alla regione canadese dell'Alberta di creare una borsa dell'acqua – così come avvenuto per altre materie prime – per risolvere un'annosa questione di concorrenza. L'acqua della zona infatti è contesa dagli agricoltori locali che la utilizzano per irrigare i campi coltivati, e dalle compagnie petrolifere, come la Syncrude o la Suncor, cui invece è necessaria – in grandi quantità – per estrarre il petrolio dalle sabbie bitumose.

In una intervista rilasciata alla Reuters, il presidente della Nestlé Peter Brabeck ha in pratica affermato che l'acqua dovrebbe essere trattata “più come il petrolio”. Con il petrolio “è evidente cosa accade quando la domanda sale. Il mercato reagisce e le persone iniziano ad usarlo in maniera più efficiente”.

Brabeck spinge il suo paragone fino al punto per lui più conveniente, quello dell'efficienza. Ma noi vogliamo andare più avanti. Abbiamo detto di considerare l'acqua come il petrolio. Ma cosa sta accadendo con il petrolio? Sul fronte dell'offerta, il petrolio è una risorsa in rapido esaurimento; se ne riesce ad estrarre sempre meno e quelle poche gocce preziose le si ottengono a fronte di uno sforzo sempre più elevato. Sul fronte della domanda, la richiesta continua a crescere e continuiamo a vivere in una società che basa sull'oro nero gran parte della sua produzione.

Cosa avviene? Il prezzo sale costantemente e sempre meno persone saranno in grado di acquistare petrolio o suoi derivati (fra cui l'energia da esso prodotta). Fin qui poco male, anzi. Un aumento vertiginoso del prezzo di benzina & co. porterà ad un ripensamento forzato delle strategie energetiche dei paesi industrializzati in chiave, si spera, ecosostenibile.

Ma immaginiamo che lo stesso accada con l'acqua. Supponiamo che l'aumento della richiesta – determinato dal costante aumento della popolazione mondiale – ed il calo della disponibilità – dettato invece dall'impoverimento e dalla contaminazione delle falde acquifere – facciano “reagire il mercato” causando un aumento considerevole dei prezzi dell'acqua. Che faremo allora? Sostituiremo l'acqua con un'altra risorsa più abbondante ed economica? Difficile da immaginare.

Più plausibilmente, le fasce più povere della popolazione perderanno l'accesso all'acqua potabile e dovranno, sempre che gli sia concesso, ricorrere all'acqua piovana o ad altre acque poco sicure, con il rischio della diffusione di malattie ed epidemie. Le multinazionali, grazie al loro potere d'acquisto, domineranno incontrastate sul mercato dell'acqua, dettandone regole e prezzi. E l'acqua da diritto di tutti passerà ad essere un privilegio di pochi.

La notizia ha suscitato fin da subito le reazioni delle associazioni che si occupano delle risorse idriche. "Affidare l'acqua alla borsa - ha affermato Riccardo Petrella, presidente dell'I.E.R.P.E (Istituto Europeo di Ricerca sulle Politiche dell'Acqua) - significa confiscare ai popoli della Terra un bene comune pubblico insostituibile per la vita, consegnando il futuro della vita di milioni di persone al potere di arricchimento di pochi grandi speculatori finanziari".

Simile reazione da parte del Comitato Promotore 2 Sì per l'Acqua Bene Comune, che ha dichiarato che "l'acqua non è una merce e non appartiene ai mercati e alle Borse, ma ai cittadini che devono farsi carico, in maniera responsabile e solidale, rispetto agli usi ed alle modalità con cui garantirne l'accesso alle future generazioni".

Rosario Lembo, presidente del Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, ha parlato di una "proposta folle e dannosa, che va rigettata con forza attraverso azioni di contrasto da parte dei cittadini di ogni parte del mondo".

Purtroppo, l'unica voce fuori dal coro è stata del governo dell'Alberta, che è invece apparso entusiasta della proposta, ed ha già approntato la prima mossa: creare una distinzione tra diritti alla terra e diritti all'acqua, di modo che il possesso della terra non implichi il diritto all'acqua che vi scorre.

A.D.

Tradução do italiano para português

A água como o petróleo? Nestlé quer criar uma bolsa de água
Maio 16, 2011

Criar uma bolsa de água iria colocar o recurso em mãos de notícias multinazionaliLa certamente não é de estranhar, nem é inesperado. Nestlé propôs para a região canadense de Alberta para criar uma bolsa de água - como foi o caso de outras mercadorias - para resolver uma questão de concorrência. A área de águas da discórdia é o fato de que os agricultores locais usam para irrigar os seus campos, e por companhias de petróleo, tais como Syncrude ou Suncor, que ao invés disso é necessário - em grandes quantidades - para extrair petróleo das areias betuminosas.

Em entrevista à Reuters, o presidente da Nestlé Peter Brabeck Eles basicamente disse que a água deve ser tratada "mais como o petróleo." Com o petróleo "está claro o que acontece quando a demanda aumenta. O mercado reage e as pessoas começam a usá-lo mais eficiente. "

Brabeck empurra sua comparação com o ponto mais conveniente para ele, o da eficiência. Mas queremos ir mais longe. Dissemos a considerar a água como o petróleo. Mas o que está acontecendo com o petróleo? Do lado da oferta, o petróleo é um recurso que se esgotam rapidamente, e se consegue extrair cada vez menos e as gotas preciosas são obtidos em face de um esforço cada vez mais alto. Do lado da procura, a procura continua a crescer e continuar a viver em uma sociedade que baseia grande parte da sua produção de ouro negro.

O que acontece? O preço sobe de forma constante, e menos pessoas serão capazes de comprar petróleo e seus derivados (como a energia produzida a partir dela). Até o momento não é ruim, realmente. Um forte aumento no preço da gasolina & co. levará a uma forçada de repensar estratégias energéticas dos países desenvolvidos na chave, espero, sustentável.

Mas suponha que o mesmo acontece com a água. Suponha que o aumento da demanda - determinada pelo aumento constante da população mundial - e com a disponibilidade em declínio - em vez ditada pelo empobrecimento e contaminação das águas subterrâneas - fazer "responder ao mercado", causando um aumento substancial no preço da água. O que devemos fazer então? Substitua a água com outro recurso mais abundante e econômica? Difícil de imaginar.

Mais plausivelmente, os segmentos mais pobres da população irá perder o acesso à água potável e, desde que seja concedida a usar água da chuva ou água contaminada outras, arriscando-se a propagação de doenças e epidemias. As corporações multinacionais, através de seu poder de compra, dominando o mercado de água, estas regras e preços. E a água vai passar de um direito de todos a ser uns poucos privilegiados.

A notícia provocou imediatamente a reação das associações de lidar com os recursos hídricos. "Dá a água para o saco - disse Riccardo Petrella, o presidente dell'IERPE (Instituto Europeu de Investigação Política de Águas) - é a de confiscar os povos da terra comum de bem público essencial à vida, entregando o futuro da vida milhões de pessoas no poder para enriquecer o pequeno número de grandes especuladores financeiros. "

reação semelhante a partir da 2 Sim Comitê Organizador dos Comuns Água Boa, que considerou que "a água não é uma mercadoria e não um dos mercados e as bolsas, mas os cidadãos que devem assumir a responsabilidade, de forma responsável e solidária comparados com os usos e como garantir o acesso às futuras gerações. "

Rosário Lembo, Presidente do Comitê Italiano para o Contrato Mundial da Água, falou de uma "proposta louca e perigosa, que deve ser veementemente rejeitada por ações de aplicação da lei pelos cidadãos de todo o mundo."

Infelizmente, a única voz solitária no governo de Alberta tem sido, o que parecia bastante entusiasmado com a proposta, e já preparou o primeiro passo: criar uma distinção entre os direitos à terra e direitos de água, de modo que a posse da terra não implica o direito à água que flui.

Anno Domini
Nestlé: mettiamo l’acqua in Borsa
Petrella: irresponsabili e ridicoli
 
 
 Altro che acqua bene comune! La multinazionale svizzera, già sotto boicottaggio per la sua politica sul latte in polvere per l’infanzia, sostiene che l’oro blu va del tutto affidato alle leggi della domanda e dell’offerta. Altolà dell’Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell’acqua. Replica del Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua.
 

Istituire una Borsa dell'acqua. È questa l'ultima uscita della multinazionale Nestlé. Lo ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters il presidente Peter Brabeck, sottolineando che una scelta di questo tipo «così come per altre materie prime, contribuirebbe a regolare il problema della carenza di questo bene prezioso».
Immediata la risposta di Riccardo Petrella, presidente dell'Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell'acqua (Ierpe), il quale ha affermato che si tratta di «una proposta irresponsabile e ridicola».


In un comunicato, la Facoltà dell'acqua, attiva presso il Monastero del bene comune di Verona, spiega che Brabeck vuole "risolvere" il problema della concorrenza, nella regione canadese di Alberta, tra agricoltori che necessitano d'acqua per i raccolti e le compagnie petrolifere che utilizzano ingenti quantità d'acqua per estrarre il petrolio dalle sabbie bituminose. Secondo il presidente della Nestlé, «quando la domanda aumenta, il mercato reagisce e la gente comincia a usare la risorsa in maniera più efficiente».


La proposta di Nestlé ha già trovato consenso nel governo di Alberta che come primo passo, ha inventato la distinzione tra diritti alla terra e diritti all'acqua, in modo che il possesso della terra non dia automaticamente diritto all'acqua che vi scorre.


Petrella non ha dubbi sul fatto che «affidare l'acqua alla Borsa significa confiscare ai popoli della Terra un bene comune pubblico insostituibile per la vita, consegnando il futuro della vita di milioni di persone al potere di arricchimento di pochi grandi speculatori finanziari». E aggiunge: «I propagandisti dell'acqua rara (oro blu) sono gli stessi che hanno prodotto la penuria della risorsa idrica imponendo politiche economiche predatrici ed usi insostenibili e inquinanti. Non possiamo permettere a questi gruppi la possibilità e il potere di imporre la loro irresponsabilità. Sarebbe indecente».

 

Sulla questione è intervenuto anche Rosario Lembo, presidente del Comitato italiano per il contratto mondiale sull'acqua, con una secca replica: «L'acqua non è una merce e pertanto è assurdo creare una Borsa mondiale dell'acqua! La proposta di consolidare un approccio già dominate che punta a classificare l'acqua come una merce a valenza economica, costituisce una provocazione che lascia chiaramente trasparire gli interessi dei principali gruppi economici e finanziari mondiali, e come intendono gestire e governare il bene comune acqua nel corso dei prossimi anni. Questa proposta va rigettata con forza attraverso azioni di contrasto da parte dei cittadini di ogni parte del mondo».


«È assurdo pensare - aggiunge Lembo - che l'accesso all'acqua potabile, che l'Onu ha di recente riconosciuto come un diritto umano, possa essere regolato attraverso una Borsa mondiale, analogamente a quanto è purtroppo avvenuto per il petrolio, i semi, il grano. Non è attraverso lo strumento del prezzo che si può pensare di contrastare la competitività crescente tra gli usi produttivi delle risorse idriche e quindi fra agricoltura ed idroelettrico o di ridurre gli sprechi, affidando all'aumento del prezzo la riduzione dei consumi per superare i trend crescenti di depauperamento e scarsità delle risorse idriche».


E conclude : «Anche in chiave italiana,questa proposta costituisce un campanello di allarme che deve fortemente stimolare gli italiani a recarsi il 12 e 13 giugno a votare i referendum sull'acqua. Per dire forte che l'acqua non è una merce e non appartiene ai mercati e alle Borse, ma ai cittadini che devono farsi carico, in maniera responsabile e solidale, rispetto agli usi ed alle modalità con cui garantirne l'accesso alle future generazioni».


Ricordiamo che i prodotti della multinazionale Nestlé sono sotto boicottaggio da una trentina d'anni per iniziativa della società civile internazionale. Nel 1994 si è costituita la Rete Italiana Boicottaggio Nestlè (RIBN) allo scopo di difendere l'allattamento al seno nei paesi a basso reddito, in collaborazione con reti ed associazioni di altri paesi. Per raggiungere il suo scopo, fino al 2000 la RIBN ha concentrato la sua azione sulle campagne di boicottaggio di Nescafè e Nesquik.

Nigrizia - 12/05/2011

Tradução do italiano para português

Nestlé: colocar a água na Bolsa de Valores
Petrella: irresponsável e ridícula
 
Outros que a água do bem comum! A multinacional suíça, já sob o boicote para a sua política de leite em pó para crianças, diz que o ouro azul é inteiramente confiado à lei da oferta e da procura. Altolia Instituto Europeu de Investigação sobre políticas da água. Réplica do Comité Italiano para o Contrato Mundial da Água.


Criar uma bolsa de água. Esta é a última saída da multinacional Nestlé. A agência de notícias Reuters disse que o presidente Peter Brabeck, ressaltando que uma escolha como essa ", bem como de outras commodities, ajudariam a resolver o problema da escassez deste bem precioso."


Resposta imediata Riccardo Petrella, o presidente do Instituto Europeu da Água Policy Research (Ierpe), que disse que "é uma proposta irresponsável e ridícula."


Em comunicado, a Faculdade de água, que opera no Mosteiro do bem comum de Verona, disse Brabeck quer "resolver" o problema da concorrência na região canadense de Alberta, entre agricultores que precisam de água para as culturas e companhias de petróleo que utilizam grandes quantidades de água para extrair petróleo das areias betuminosas. Segundo o presidente da Nestlé, "quando a demanda aumenta, o mercado reage e as pessoas começam a usar o recurso de forma mais eficiente."


A Nestlé propôs já encontrou consenso no governo de Alberta, e como primeiro passo, ele inventou a distinção entre os direitos à terra e direitos de água, de modo que a posse da terra não dá direito automático a água que flui.


Petrella não tem dúvidas de que "a confiança na água para a bolsa significa confiscar os povos da terra comum um bem público essencial à vida, entregando o futuro da vida de milhões de pessoas no poder para enriquecer o pequeno número de grandes especuladores financeiros." Ele acrescentou: "Os propagandistas da água (azul-ouro) raros são os mesmos que produziram a escassez de recursos hídricos, exigindo políticas económicas predatória e uso não sustentável e poluição. Não podemos permitir que esses grupos a oportunidade eo poder de impor a sua irresponsabilidade. Seria indecente ".

 

A questão é também abordada Rosário Lembo, Presidente do Comitê Italiano para o Contrato Mundial da Água, com uma resposta contundente: "A água não é uma mercadoria e, portanto, é um absurdo para criar uma bolsa de água global! A proposta de consolidar uma abordagem já dominante, que visa qualificar a água como uma mercadoria com valor econômico, é uma provocação deixou claro que os interesses dos grandes grupos económicos e financeiros a nível mundial, e como eles irão gerenciar e controlar o bem comum na água Ao longo dos próximos anos. Esta proposta deve ser rejeitada veementemente por meio de ações de execução por parte dos cidadãos de todo o mundo. "


"É absurdo pensar - acrescenta Lembo - que o acesso à água potável, a ONU reconheceu recentemente como um direito humano, pode ser controlada por um mercado global, como infelizmente tem sido o caso de sementes de oleaginosas e trigo. É por meio do preço que você pode pensar em combater a crescente competição entre usos produtivos dos recursos hídricos entre a agricultura ea energia hidrelétrica e, em seguida, ou para reduzir o desperdício, confiando à redução dos preços no consumo para superar a tendência crescente do esgotamento e escassez de recursos hídricos.


E conclui: "Mesmo nos principais italiano, esta proposta é um sinal de alarme que deve incentivar fortemente os italianos para ir a 12 e 13 de junho a votação do referendo sobre a água. Forte dizer que a água não é uma mercadoria e não um dos mercados e as bolsas, mas os cidadãos que devem assumir a responsabilidade, de forma responsável e solidária, com respeito aos usos e como garantir o acesso às gerações futuras " .


Lembre-se que os produtos da multinacional Nestlé está sob boicote por cerca de trinta anos por iniciativa da sociedade civil internacional. Em 1994 ele formou o italiano Rede boicote da Nestlé (Ribno), a fim de proteger a amamentação em países de baixa renda, em colaboração com as redes e associações de outros países. Para atingir seu objetivo, até 2000, o Ribno tem concentrado seu trabalho em campanhas de boicote e Nescafé Nesquik.